O beate o notturne, le cose
Quindi dedicate alla mia urbe.


Il viale cittadino, che attraversa
di Pisa centro il giardino più ameno,
ne' memori giorni mi vede spersa

che lo battevo col passo sereno.
Nel ricamminare l'infanzia, giuoca
la mia adulta mente e in un baleno

sul sentier mio sono piccola e poca.
Neanche una scolarella ero allora,
ecco la voce del pavon ch'è roca!

oggi quivi n'è più la sua dimora;
per la voliera cresce il gelsomino
e sulla ghiaia ne aleggia la spora.

Verso le mura scalin per scalino
la gradinata esploravo curiosa,
sbirciando il prato al fianco del cammino.

Ora sull'erba la gente riposa,
ma io resto ferma a guardare attorno,
tutto si muove, tranne la mia posa.

Segue al ricordo d'un puerile giorno
l'età del risveglio e l'amore novo,
a cuid il parco fece da contorno.

Se come queste quercie non mi muovo
è pel ritorno dei trascorsi al sole
e della nostalgia che per lor provo.

Quanta storia in un viale giova e duole
e, se non me le scosta un benfattore,
le suole non riprenderan da sole.



Quando l'anno s'apre alle estive sere
sull'Arno poggia il dì di Luminara,
di casa in casa sfoggiano le cere

e per strada si squassa la caciara.
Ma quei giochi che abbracciano le stelle,
quei fuochi son per me memoria amara,

che quando tremolava la mia pelle
alla brezza la qual s'accompagna al fiume,
non quegli abbracci, non quelle favelle

mi tene'an dall'aere dell'acque brume.
Elle la crea'an da ponti, le scure,
che verdi paure quiesce'an il lume.

Sì il rafreddar nelle stagioni dure,
cha mancan del tepor che segue Maggio
ma questo è il cor che manca delle cure,

dell'amor che del tatto è il solar raggio.
In una notte sì buia e sì gialla
sarà forse che a ridarmi coraggio

sarà pianger sopra l'amica spalla?
Lasciar che i demoni da me escan fuori,
poi reprimer quella nebbia a galla?

Scacciare il tuono del dolore e i cori
di fuoco udire, spannar le pupille
all'oro e al lampante dei colori,

contar le facce delle case brille,
ché la città che regge questo evento,
or venti ne ha, cento ne ha, mille.



Campo ch'è al pié dei santi costrutti,
dalle tue pietre ai tuoi tetti
cagion d'invidia pe' domi distrutti,

é la toscana beltà degli assetti
che rende te il gran capolavoro
al qual fluiscon del mondo gli affetti.

Per pareggiare nel nome il decoro,
vieni ora chiamato come chiamato
ebbe D'annunzio nel suo lavoro.

Nomato dei miracoli il prato,
quando la notte fa la piazza oscura
de' luoghi riveli un nascosto lato:

Chi passo passo affianca le mura
per la lunghezza d'ogni loro metro
ed d'ogni sasso controlla l'usura,

i neri segreti del loco tetro
col genio del sogno chiamerà seco,
poiché eran celati nel loro retro.

Chi libera il pensier sul terren bieco
e s'abbandona all'estro del mistero
udirà voci risonar nell'eco,

e, quando alle porte del cimitero
sarà avvolto dalle ombre de' morti
sotto le tenebre del battistero,

fuggirà per la vita dai risorti
e da lontano ammirerà la torre
che ti rende famosa fra le corti.










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Language/Lingua: Italian/Italiano   

Ciclo dei Luoghi Pisani is a collection of three poems regarding each a distinctive location or event of the city of Pisa, Italy.
The three locations/events are:
- Giardino di Scotto.
- Luminara di San Ranieri.
- Piazza dei Miracoli.
Each poetry has nine terza rima stanzas of hendecasyllable verses.

Ciclo dei Luoghi Pisani è una raccolta di tre poesie, ciascuna riguardante un luogo o un evento caratteristico della città di Pisa, Italia.
I tre luoghi/eventi sono:
- Giardino di Scotto.
- Luminara di San Ranieri.
- Piazza dei Miracoli.
Ogni poesia è composta da nove stanze di versi endecasillabili in rima incatenata.


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