Quamvis paridisus somnium, nihilum est.


Ishtar,

Nelle tue città vorrei trovar pace
Divina, nei giardini di pino,
fra i datteri e fichi del ferace

tuo grembo in cui giace supino
ogni uomo nato per le tue lande.
Vorrei poter, nelle ore del mattino,

guardar il dì novello che si espande
scortato dal faro del sacro amore
che in vece tua viaggia per le bande

d'astri che forman del cielo l'umore.
Lascia ch'io passi per la cerimonia
di leoni tratta nello splendore

del passo ciano, questi testimonia
la fin del mio esilio, m'apre la porta
che fa breccia nel cor di Babilonia,

ched io possa goder della tua sorta
e de' frutti che crescon sulle sponde
del ruscello che l'odor ne trasporta.

Quanto ricche di vita quelle onde:
quanto l'alma figura i gialli e rossi
che adornan le bucce di chi le infonde.

Che almeno ne' sogni sian colmi i fossi,
che resti un segno delle meraviglie,
del tempo che fu, dei grandi colossi.



Tam homines moriuntur, quam gloria regum.



L'Historia de' regni dei re ora,
pur se poco racconta su lor gregge,
la voce al villico Parto divora.

Quei che s'appoggia alla terra e la regge
prepara un sol pasto per sé ed otto
per gli scribi di quei che detta legge.

Le regge d'oro ritengono motto
col grande Ciro negli antichi annali,
che taccion dei giorni di chi sta sotto.

Dèi di terracotta e sculti regali
ascoltano le musiche delle arpe,
ma sì v'erano canti pastorali,

con ritmi battuti a suon di scarpe,
tonati da mandriani, spaccasassi
e operosi pescatori di carpe.

Sulle rive del Karkheh fra li sassi
compie, dacché ha giunta l'età da sposa,
una giovine donna i primi passi.

Quando mordo d'una prugna succosa
l'è buona, ma del buono devo a Susa,
in cui d'una pianta una fresca rosa

l'ha colta pria ch'altra man l'abbia chiusa.
Sol lei che l'agguanta l'Historia ha perso,
ma più s'invecchia e più si fa confusa.



Statuae deorum super tecta ruent



Altrove son tetto modeste altezze,
ma pe' numi di Ninive le vesta
son chimerici mostri ambi-fattezze

col busto di belva e l'umana testa,
ed ogni titano l'attenzion pone
sulle terre come ciascuna desta.

Il primo a cui le genti acclaman prone
è Ashur che padre sta all'Assiria intera.
E il dio che scriba le sorti dispone

è Nabu, il cui stilo incide l'era
per cui un mortal proceder vita puote,
dalle sue tavole il fato s'avvera.

Ad Ishtar pur creature son devote,
che dato ha la dea alla cittade
amor, senso e fecondo umore in dote.

Ma se giganti vaglian le contrade
con sguardi di pietra, ai loro piedi
vagan orfani popoli le strade.

Quei lor occhi non son ched orbi arredi,
traccia non v'è di poter se non quello
d'esser grati alle odi degli aedi.

Cadran, con tutto ciò che è alto e bello
insopra l'assiro centro. Del mondo
le rovine avran per gli Eterni ostello.










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Language/Lingua: Italian/Italiano   

Ciclo di Ishtar is a collection of three poems, each inspired by an ancient city of the Near East. The poetries show the progression of a nihilist point of view. Each poem has eight terza rima stanzas of hendecasyllable verses, being eight a number especially sacred to the goddess Ishtar.

The first one, Babilonia, explores the exile of a man from an existence of hope, being he conscious of the meaninglessness of his own life. He finds his refuge in the beauty of the past dearest wonders, but, just like the afterlife, such wonders can remain but a dream.
Through the impressive Ishtar Gate he will enter the city of Babylon, pay homage to its gods and visit its paradisiac gardens.

The second one, Susa, takes a step further. Just like the common man, all the famous historical personages will eventually be forgotten.
As history goes on, the glory of the great kings of Susa will meet the same fate as their subjects.

The third and last one, Nineveh, concerns the fragility of the existance of gods themselves. Since they are but a projection of human hopes, they will crush the day when there won't be anymore human beings to believe in them.



Il Ciclo di Ishtar è una raccolta di tre poesie, ciascuna ispirata ad un'antica città del Medio Oriente. Le poesie espongono la progressione di un punto di vista nichilista. Ogni poesia è composta da otto stanze di versi endecasillabili in rima incatenata, essendo l'otto un numero particolarmente sacro alla dea Isthar.

La prima, Babilonia, esplora l'esilio di un uomo da un'esistenza di speranza, dato che è cosciente dell'insignificanza della propria vita. Egli trova rifugio nella bellezza delle più care meraviglie del passato, ma che, proprio come la vita dopo la morte, non sono altro che un sogno.
Attraversando la magnifica Porta di Ishthar egli entretà nella città di babilonia, renderà omaggio ai suoi dei e visiterà i suoi paradisiaci giardini.

La seconda, Susa, fa un passo avanti. Proprio come l'uomo comune, anche tutte le personalità storiche famose verranno eventualmente dimenticate.
Al procedere della storia, la gloria dei grandi re di Susa incontretà lo stesso dato dei loro sudditi.

La terza ed ultima, Ninive, riguarda la fragilità dell'esistenza degli stessi dei. Non essendo altro che la proiezione delle speranza umane, crolleranno il giorno che non vi saranno più umani per credere in loro.


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